Ivano Benvenuti, il giovane sindaco che fece rinascere la capitale del ’76

Nimis ricorda il primo cittadino di Gemona. Dall’elezione a soli 32 anni, ai drammatici giorni del terremoto di maggio

Ivano Benvenuti divenne sindaco a 32 anni. Eletto a sorpresa, fu il primo “bacan” (così erano chiamati quelli delle frazioni dalla gente del centro storico) ad assumere tale ruolo. Nel 1975 aveva sconfitto la vecchia guardia democristiana cristallizzata attorno ai soliti notabili, che non diedero una mano nei primi mesi di collaudo riservandogli freddezza e risentimento. Periodo complesso perché la Gemona degli anni Settanta aveva nodi da sciogliere dovuti alle trasformazioni sociali e alla forma del territorio che tendeva a far scivolare, edifici e anime, dal Cjampon e dal Glemine verso la pianura causando una disgregazione della comunità a favore della “casa isolata”.

Situazione diventata esplosiva il 6 maggio 1976 quando il giovane sindaco si trovò a guidare quella che divenne la “capitale del terremoto”. Benvenuti disse con un filo di voce a un giornalista: “È sembrato che crollasse tutto. Oltre alle case, ogni prospettiva, ogni speranza. Il futuro che stavamo imbastendo. Siamo usciti dal municipio ed era solo fumo e odore acre di calcinacci”.

Nella terrificante nuvola di dolore, paura, panico, sacrificio, cominciò per lui la nuova odissea che adesso, a 43 anni di distanza, possiamo valutare con logica e freddo ragionamento, ma che allora imponeva momenti terribili e scelte immediate, senza ripensamenti, anche per arginare la presenza (problema inevitabile, in ogni epoca) di influenti politici in arrivo da Roma e prodighi di irrealizzabili promesse. Benvenuti non perse i contatti con la realtà e anzi, assieme alla giunta e ai tecnici che con essa collaborarono, la anticipò molto spesso, con esiti sorprendenti se giudicati per quanto di positivo comportarono.

Un romanzo (che sarà presentato giovedì 18 aprile a Gemona), questo del giovane sindaco destinato a far rinascere “la capitale del terremoto”, conosciuto in ampia parte, ma forse non del tutto, almeno nei capitoli più specifici e politici, perché molto si può aggiungere rendendo i giusti meriti ai protagonisti di allora e per fornire indicazioni utili a chi ha compiti analoghi.

Tra memoria e riflessione si può viaggiare leggendo le pagine di un libro pubblicato dalla Nuova Base editrice e intitolato “Ivano Benvenuti, un sindaco nella storia”. Lo ha scritto Giovanni Paolo Nimis, che ebbe durante la ricostruzione la responsabilità del piano regolatore generale e di quello per il centro storico di Gemona. Dunque, è l’architetto che fu al fianco del giovane sindaco e con il quale si creò un affiatamento fondamentale. Rapporto spiegato bene nella prefazione da Diego Carpenedo il quale ricorda come negli ambienti della ricostruzione fosse nota questa sintonia nonostante la diversità di carattere e di opinione politica tra i due personaggi (l’uno democristiano, l’altro socialista). Nacque anche così il “modello Gemona”, quello che precedette il celebre “modello Friuli”, legato quest’ultimo alla figura del presidente Antonio Comelli dal momento in cui il presidente del consiglio Moro lo chiamò a Roma e, in presenza del senatore Toros, gli disse: “Dovete fare da soli, lo Stato vi delega tutto”. Del resto, bruciava ancora la ferita del Belice e Moro ne prese intelligentemente atto fidandosi dei friulani.

A Gemona, al centro del disastro, si andava ancora più in fretta e bene rispetto al resto del territorio. Fu il primo Comune, già nell’estate del ’76, a predisporre i luoghi per i prefabbricati mentre qualcuno vagheggiava su un passaggio dalle tende alle case, mentre nel settembre del ’77 arrivarono in consiglio comunale i piani particolareggiati esecutivi e il nuovo piano regolatore, il che consentì di rilasciare anche le prime concessioni edilizie. Fase che però costò a Benvenuti attacchi e critiche, di tipo politico più che dalla popolazione. E lui replicò in consiglio con parole pragmatiche e lapidarie: “Se ci saranno ritardi, le cause andranno cercate lontano da chi, come noi, ha avuto più vittime e devastazioni”.

Fu un periodo decisivo per il Friuli, da riscoprire e rileggere, come accadrà giovedì 18 aprile, alle 18, nell’ex chiesa di San Michele a Gemona, in occasione della presentazione del libro, alla presenza della moglie Anna e dei figli di Benvenuti, scomparso a 74 anni nell’agosto del 2017.

Nell’ultima pagina, Nimis rilancia la proposta di dedicare a Ivano un luogo significativo e, perché no, la stessa piazza del municipio (“A chi si può intitolarla se non a chi ha ricostruito Gemona?”). L’architetto svela pure di aver suggerito a Benvenuti di narrare quegli anni partendo dalle foto e dal diario di allora, in una sorta di memoriale, ma l’ex sindaco venne fermato dalla malattia. Ora, raccogliendosi attorno a ricordi i gemonesi possono raccontarla insieme questa storia.

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